Premessa

Questo breve testo nasce dall’esigenza di fuggire dal processo di disumanizzazione in corso e di riportare le tabelle, le statistiche e i numeri in generale nei contenitori a loro più consoni. E per provare, inoltre, a sollecitare individui inferociti a riprendere il dibattito pubblico su un piano più lucido e contemporaneamente utile.

Due tragedie un denominatore comune

L’ambizione di chi scrive è quella di proporre un parallelo tra la strage di vite umane causata dalla pandemia di Covid-19 e i morti nel Mediterraneo.

Nella consapevolezza di trovarci in campi molto diversi tra loro ci sono delle similitudini che hanno attirato la nostra attenzione.

Innanzitutto la costante rappresentazione dei due fenomeni sotto forma di numeri e statistiche che, sebbene necessari per inquadrarne la portata, a nostro avviso, tolgono alla discussione il cuore della questione.

Inoltre la comune origine delle tragedie figlie di un mondo che antepone l’economia di mercato al benessere e, come possiamo vedere, alla stessa vita delle persone.

In ultimo la ferocia delle posizioni contrapposte nei dibattiti pubblici e privati: interlocutori, spesso appartenenti alla medesima classe sociale, abbarbicati a questioni di principio che perdono di vista il più, se vogliamo “banale”, obiettivo di ragionare lucidamente per far sì che, anche solo una vita umana, sia risparmiata ad un destino infame.

In tutte queste attività si cerca costantemente conforto nei numeri.

Quando i numeri diventano alleati del potere

A parte l’utilizzo delle statistiche nei confronti tra le persone, è evidente come i numeri siano ampiamente sfruttati ad uso e consumo di decisioni politiche e finiscono spesso per fornire spiegazioni diametralmente opposte.

In questi mesi abbiamo sentito e letto valutazioni su decine di indici tecnico-scientifici che poi hanno condotto alle misure ed ai protocolli più svariati: si pensi ai lockdown, alla chiusura di alcune attività commerciali piuttosto che altre, alle scuole ecc.

La scuola e gli sbarchi

Veniamo al dunque e per farlo analizziamo due affermazioni apparentemente lontane tra loro:

  • le scuole sono luoghi sicuri, non sono la causa dei contagi da Covid-19, tant’è che i contagi stanno diminuendo anche dove ci sono le scuole aperte;
  • la consistente riduzione degli sbarchi tra il 2017 e il 2018 ha più che dimezzato il numero di morti e dispersi da un anno all’altro.

Due affermazioni che abbiamo sentito frequentemente e che, con il sostegno dei numeri, si possono definire anche vere: la curva dei morti e dei contagi piano piano e prima o poi si abbassa anche dove le scuole sono rimaste aperte e, impedendo alle Ong di andare in soccorso, si imbarcano meno migranti, si riduce il numero degli sbarchi e i morti nel Mediterraneo sono in gran numero inferiore rispetto all’anno precedente.

Capita spesso che chi sostiene la prima tesi avversi la seconda e viceversa, eppure, come abbiamo detto, sono entrambe affermazioni realistiche quindi come mai una va bene e l’altra no?

La risposta sta nell’ideologia, una sorta di falsa coscienza che, utilizzando a proprio uso e consumo i numeri, consente di supportare e contrastare due affermazioni che possono essere definite entrambe vere.

Quindi cosa manca all’analisi?

L’obiettivo

In un confronto televisivo il fondatore di Emergency, Gino Strada, ribatte così al giornalista Mario Giordano, sostenitore convinto della nostra seconda affermazione: “E’ ovvio che se parte meno gente ne muore meno, ma percentualmente ne muore di più”. Inoltre precisa “(Quelle che sono morte –ndr) non è che si sono salvate, sono state mandate ad essere torturate altrove” e conclude con una domanda: “quindi la cosa più umana che si può fare è impedire alle Ong di salvare persone?”.

Le parole di Gino Strada sono emblematiche ed indicano perfettamente il differente obiettivo di due parti contrapposte: da una parte evitare sbarchi di immigrati a prescindere dai motivi che spingono persone a rischiare la vita, dall’altra salvare persone che sia una o che siano migliaia.

Ora spostiamoci sull’altra affermazione, quella che riguarda la scuola utilizzando la stessa logica: qual è l’obiettivo di chi chiede la chiusura delle scuole al pari di tutte le altre attività?

L’avversione per la scuola pubblica? Può essere, ma nulla avrebbe a che fare con la pandemia.

E allora quale se non la necessità di limitare le possibilità di contagio e quindi preservare anche solo una vita umana in più?

La risposta a questa domanda retorica può assumere diverse sfumature, dal “muoiono solo gli anziani con più di tre patologie” a “prima di chiudere la scuola si deve chiudere il resto” fino al “non si può fermare l’istruzione così come non si può fermare l’economia”.

Tutte risposte se vogliamo lecite. Del resto, i numeri parlano chiaro e l’età media dei morti è alta, ma a chi sostiene che non si possa rinunciare alla scuola in presenza anche se questo potrebbe salvare solo una vita umana, magari di un nonno, mutuando la domanda di Strada chiediamo: “quindi la cosa più umana che si può fare è impedire alla Dad (didattica a distanza) di salvare persone?